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L’inevitabile integrazione

«Viviamo in un mondo che è destinato al pluriculturalismo, dove l’emigrazione è un fatto e, quindi, bisogna accettarla, saperla gestire. Allo stesso tempo, però, chi viene da noi deve imparare ad accettare le leggi e gli standard della nostra società, soprattutto per quanto riguarda i diritti umani».

QUI è possibile scaricare l’intero articolo in formato Pdf.

Al Qaeda

Osama Bin Laden, nato a Ryad il 10 marzo 1957

 

Terrorismo internazionale di matrice islamica ed Al Qaeda si identificano? Che cosa è l’organizzazione di Osama bin Laden? Quali finalità persegue e con quale strategia? Di quali appoggi gode e quali sono le sue fonti di finanziamento?

Il terrorismo internazionale di matrice islamica è un genus di cui Al Qaeda è una species. Esistono organizzazioni terroristiche islamiche che non fanno direttamente capo a La Base; si pensi, ad esempio, al Gia (Gruppo islamico armato) algerino. Ma tutte entrano nella sua trama. Ogni movimento terroristico a livello mondiale diviene, consciamente o inconsciamente, una pedina della partita che l’organizzazione in parola gioca contro l’Occidente. È il ruolo i marxisti si erano ritagliati a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. Ogni movimento insurrezionale veniva sfruttato come cavallo di Troia per la conquista del potere. Dato che essi avevano una migliore organizzazione, una più ferrea disciplina di partito ed una maggiore motivazione, non temevano gli antagonisti nel medesimo campo, che, anzi, servivano ad allargare la base del consenso nel momento insurrezionale, per essere, poi, eliminati una volta preso il potere. E, quando non si giungeva a prendere il potere, servivano per indebolire le potenze capitalistiche, in attesa di momenti migliori. È la medesima strategia dell’ex imprenditore di successo saudita: ogni attentato e, a maggior ragione, ogni organizzazione terroristica indebolisce l’egemonia occidentale, quanto meno perché colpisce l’economia mondiale, che, come noto, ama la pace e la sicurezza dei traffici. Dal caos, poi, Al Qaeda è certa, con la protezione di Allah, su cui conta, di prendere il potere, prima nel mondo islamico, da cui, poi, partire alla conquista planetaria.

Al Qaeda è un’organizzazione terroristica internazionale che unisce grande disciplina e notevole decentramento. La sua ideologia è il wahabismo, che nasce nel XVIII secolo come ritorno alla purezza e rudezza della religione del Profeta, contro gli “imborghesimenti” ed i compromessi portati dalla Storia ed è l’idea fondativa della monarchia saudita. Questa visione reazionaria del mondo è, però, portata avanti con l’utilizzo di tutte le tecniche occidentali più moderne, si pensi, ad esempio, all’uso massiccio fatto di Internet, il tutto unito ad un fortissimo rigorismo etico, con il duplice scopo di esaltare la motivazione degli adepti e di accrescere il potere delle strutture di vertice, ampliandone il controllo.

La finalità ultima  del movimento è la creazione del Califfato mondiale, con tutta l’umanità convertita all’Islam e da esso governata. Per realizzare ciò, il primo passo è la restaurazione in una parte del mondo islamico del Califfato, che si dovrà, poi, estendere a tutti i credenti nel Profeta. L’unità dell’Islam diviene, così, il presupposto per la conquista e la sottomissione dell’intera umanità.

Il nemico naturale di tale disegno è l’Occidente, sia in quanto attuale potenza egemone, sia per la sua stessa natura etica, politica ed economica. Sul piano etico, il portato cristiano della centralità della persona umana è incompatibile con il wahabismo. La sua conseguenza politica, vale a dire le libertà connesse al rispetto dell’individuo, è inconciliabile con la visione intimamente totalitaria di un regime che non distingue tra religione, morale e politica ed in cui ogni comando è di carattere religioso e di diretta o indiretta provenienza divina. Medesimo discorso vale per il libero mercato e per le libertà economiche.

Nella lotta contro l’Occidente Al Qaeda può contare sull’alleanza di tutti i nemici di quello (con la parziale eccezione della Cina che non apprezza il fondamentalismo islamico, forse per i suoi problemi nello Xinjan, dove sta reprimendo la rivolta dei musulmani uiguri) e di connivenze ed appoggi in ampi strati delle classi dirigenti di molti paesi islamici. Tra queste aderenze quelle più vistose riguardano, senza dubbio, una parte della famiglia reale saudita, cui gli attentati sul sacro suolo arabo possono fare comodo nello scontro per il potere a Rihad.

Le fonti di finanziamento sono diverse. Il punto di partenza è l’immensa ricchezza personale di bin Laden, che ha permesso di costruire un sistema di finanziarie che svolgono il ruolo delle banche, ma nell’osservanza del precetto cranico che vieta il pagamento di un tasso di interesse. Vi sono poi le offerte (libere o estorte, a seconda dei casi) dei musulmani in tutto il mondo, offerte fatte ad associazioni caritative islamiche legate all’organizzazione. Il traffico di stupefacenti e la tratta dei clandestini (come recenti sviluppi investigativi, anche in Italia, paiono avvalorare) chiudono il cerchio. Dopo l’11 settembre 2001 le Nazioni Unite hanno cercato di mettere un freno con controlli più stringenti, ma i risultati sono stati molto scarsi, tanto che la stessa commissione del Palazzo di vetro a ciò preposta ammette il sostanziale fallimento, soprattutto per la mancata collaborazione di alcuni Paesi.

Pare assurdo che un’organizzazione privata del Terzo mondo possa divenire l’antagonista globale dell’unica superpotenza rimasta e dei suoi alleati. Ma l’uso spregiudicato della guerra asimmetrica, fiumi di denaro e capacità di ricatto presso molti Governi ne fanno un nemico temibile, anche se portatore di un’idea politico-religiosa che la Storia ha già condannato.