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Gli osseti

 

Gli Osseti sono una popolazione indo-europea, discendente dagli Alani, popolo guerriero, che, al seguito di Attila, terrorizza l’Occidente romanizzato e, secondo alcuni, addirittura dagli Sciti, di cui parla Erodoto. Si stabiliscono nel Caucaso all’inizio dell’era cristiana; sono agricoltori e pastori seminomadi; nel VI secolo diventano definitivamente sedentari.

A partire dal IX secolo l’Alania, come allora è conosciuta l’Ossezia, è, nell’ambito caucasico, un regno potente, che trae profitto dall’essere sulla “via della seta”. Gli Osseti sono cristiani e dipendono dal Patriarcato di Costantinopoli, da cui provenivano i missionari che li hanno convertiti. Questo è il momento di massimo splendore.

Nel XIII secolo, quelli che sono ormai noti come Osseti subiscono le invasioni dei Mongoli e dei Tartari, che ne decimano la popolazione. I Georgianied i Circassi ne riducono, quindi, il territorio a quello dell’attuale Ossezia e li rendono tributari. La struttura sociale osseta si modifica in senso feudale, con una progressiva frammentazione in potentati in guerra tra loro e vassalli delle due popolazioni egemoni. È allora che nasce l’”aul”, il tipico villaggio fortificato addossato a speroni rocciosi e sovrastato da alte torri di vedetta.

Nel XVII secolo i Kabardiani, una popolazione caucasica musulmana, introduce l’Islam in Ossezia, ma le incursioni del Kanakato di Crimea, potentato mongolo ed islamico dell’area, e dell’Impero ottomano spingono gli eredi degli Alani ad appoggiarsi progressivamente alla potenza cristiana crescente nell’area:la Russia. L’Ossezia è tra le prime aree del Caucaso ad entrare nell’Impero degli Zar, nel 1774; la sua capitale, Vladikavkaz, diviene il primo avamposto russo nella zona. Il controllo russo dell’Ossezia è completato nel 1806.

La dominazione russa porta un grande sviluppo sia economico che culturale. Nascono industrie e, soprattutto, vengono creati collegamenti stradali e ferroviari (comela linea Vladikavkaz-Rostovsul Don). La cultura osseta subisce un processo di russificazione, che, però, comporta un suo sviluppo anche per i contatti con l’Occidente che favorisce; verso la fine del XVIII secolo sono stampati i primi libri in osseto. I rapporti conla Santa Terradi Russia segnano molto lo spirito osseto, facendo sentire questo piccolo popolo come parte della missione salvifica della Russia cristiana. E questo sentimento pervaderà sempre la Storia di questa popolazione fino ai tragici eventi di Beslam e certamente oltre.

Per tutto il periodo zarista, i rapporti con i Russi rimangono ottimi. Durante la Rivoluzione d’ottobre, gli Osseti si schierano massicciamente al fianco della Monarchia prima e delle Leghe bianche poi, al contrario delle popolazioni musulmane dell’area, Ingusci e Ceceni in testa, che, invece, appoggiano massicciamente i bolscevichi. La presa del potere da parte di Lenin significa, per gli osseti, subire massacri, deportazioni e confische di terre e beni ad opera dei nemici musulmani di sempre, Ingusci e Ceceni, e la divisione dell’Ossezia trala Repubblica Federativa SocialistaSovietica di Russia ela Repubblica Socialistadi Georgia. Gli Osseti vedonola loro Patriadivisa e ne vedono metà consegnata ai Georgiani, i loro più antichi nemici. Ma neppure l’appoggio dato dal nuovo potere russo a tutto ciò riesce a cancellare l’affetto e la dedizione osseti perla grande Madre Russia.Tanto è vero che, quando Stalin, per rispondere all’Operazione Barbarossa (l’invasione italo-tedesca), lanciala Grande Guerra Patriotticae chiama alla difesa della Sacro suolo russo, questo piccolo popolo accorre e combatte contro i tedeschi, che nel novembre 1942 vengono respinti, mentre cercavano di prendere Vladikavkaz. Gli Ingusci ed i Ceceni, invece, cedono alle lusinghe filo-islamiche della propaganda nazista e si schierano con gli invasori.

Finitala guerra Stalinpunisce le popolazioni “traditrici” e procede alla deportazione dei Ceceni e, in parte, anche degli Ingusci, restituendo agli Osseti le terre che erano state loro sottratte dopo la vittoria dei bolscevichi. Ma questo dura poco: con la morte di Stalin (1953) e la destalinizzazione voluta da Krusciov, ai Ceceni ed agli Ingusci vengono restituite le terre loro sottratte dal dittatore georgiano, a spese degli Osseti.

Fino all’implosione dell’Unione Sovietica, la situazione si stabilizza, ma l’odio tra Osseti, da un lato, e Ceceni ed Ingusci, dall’altro, cresce, in maniera sorda e costante. Con il crollo dell’Urss, le Repubbliche acquistano l’indipendenza e, quindi, l’Ossezia si ritrova divisa tra due Stati sovrani (la Russia e la Georgia). Nel caos che accompagna questa svolta storica, Ingusci e Ceceni cercano di strappare con la violenza ulteriori terre agli Osseti. Ne nasce una piccola guerra, che Mosca, sia pur tardivamente, reprime, permettendo al suo più fido alleato nell’area di conservare la sua integrità territoriale, almeno nella parte russa.

Nell’Ossezia meridionale, in mano a Tbilisi, i georgiani tentano un processo di assimilazione forzata, che porta alla rivolta osseta, con proclamazione dell’indipendenza. La reazione georgiana è violentissima e solo l’intervento delle truppe russe impedisce un vero e proprio genocidio. Oggi l’Ossezia meridionale è di fatto indipendente, ma attende di diventarlo di diritto, per potersi unire ai fratelli del nord ed entrare a far parte della Russia. La caratteristica del nazionalismo osseta è proprio quella di non ricercare l’indipendenza, ma di perseguire l’annessione a Mosca. Desiderio certo più vicino dopo la reazione russa all’ingresso delle truppe georgiane nell’Ossezia del Sud (7 – 12 agosto 2008) ed il riconoscimento di Mosca della sua indipendenza (26 agosto 2008), con relativo accordo militare tra i due Stati.

In conclusione, gli Osseti sono un piccolo popolo cristiano circondato da nemici, a cui l’integralismo islamico non perdona di essere tornati alla sequela di Cristo dopo essere stati islamizzati, dimostrando che la conversione all’Islam non è definitiva, come non lo è quella a qualunque religione. Ma questo è un precedente importante, che tende ad incrinare l’inevitabilità della progressiva conversione di tutto il genere umano al credo di Maometto.