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L’EUROPA IN MARCIA VERSO IL TOTALITARISMO. Prima parte: origini storiche della sinarchia

ssim

Claude-Henri de Rouvroy, conte di Saint-Simon

 

L’odierna situazione etico-politica europea mostra, anche ai più scettici, il vero volto dell’Unione di cui, malauguratamente, facciamo parte: sotto le mentite spoglie della difesa dei principi liberal-democratici, si cela, ormai nemmeno troppo bene, il tentativo in avanzato stato di attuazione di instaurare un sistema totalitario di matrice tecnocratico-sinarchica[1]. È il tentativo di imporre un sistema socio-economico, un regime politico e, soprattutto, una religione.

Il fondatore della tecnocrazia, ovvero dell’idea che sia utile e necessario il superamento del momento politico e la sua sostituzione con l’estendere tali poteri a coloro che guidano i processi economici, è  Claude-Henri de Rouvroy, conte di Saint-Simon (1760-1825). Egli è un personaggio di intelligenza geniale, di grandissima capacità logica, ma privo di onestà intellettuale. Queste caratteristiche, unite ad un grande intuito, ne fanno l’uomo adatto a creare  un’ideologia socio-politica con grandi aperture all’aspetto religioso, aperture che porteranno le sue teorie al perfezionamento esoterico di  Saint-Yves d’Alveydre  (1842-1909)[2]. Le varie parti fondamentali della sua dottrina non sono di per sé originali, ma originale è, per così dire, il loro assemblaggio, capace di armonizzare concezioni di per sé antitetiche.

L’ideologia tecnocratica è chiarissimamente figlia del materialismo edonista. Nell’uomo essa vede unicamente il suo corpo e, quindi, identifica la felicità con il soddisfacimento degli appetiti istintuali. Tale soddisfacimento può essere garantito unicamente attraverso il possesso della ricchezza che permette di comperare quei beni e quei servizi che sono necessari a tal fine. Con assoluto rigore logico, la tecnocrazia deduce il principio secondo il quale ogni attività umana deve essere protesa alla moltiplicazione delle ricchezze, e questo tanto ad un livello individuale quanto ad un livello associato: anche le varie comunità umane, di cui lo Stato è la somma, debbono essere ordinate a tal fine.

Consegue da questa lettura della realtà che, per meglio orientare la macchina statuale, in tutte le sue branche ed attività, alla moltiplicazione della ricchezza sia opportuno e necessario conferire ogni libertà e, dunque, ogni potere a coloro che sono in grado di moltiplicare la ricchezza stessa, vale a dire agli industriali (oggi diciamo ai banchieri o, in modo più indiretto ai mercati) ed ai tecnici di materie economiche, finanziarie e scientifiche. La privazione della libertà fatta patire a coloro che sono soggetti a questa aristocrazia viene vista in quest’ottica come più che compensata dall’aumento di piacere e di felicità che l’accrescimento di quello che oggi chiameremmo il Pil (Prodotto interno lordo) riverbera su ogni membro della società che ne è investita.

Per tornare a quanto Saint-Simon abbia acquisito dalle dottrine a lui antecedenti e contemporanee, possiamo affermare che egli ha acquisito dall’ideologia liberale il materialismo e l’idea dell’inesorabile meccanicismo dei fenomeni economici, con la loro conseguente prevedibilità e capacità di essere organizzati; dal giacobinismo ha preso la nozione di onnipotenza dello Stato, quale giustificazione del dirigismo e l’idea secondo cui la volontà generale è incarnata da quella degli uomini rappresentativi, che i giacobini chiamavano «virtuosi», mentre i tecnocrati chiamano «capaci», evidenziando un ulteriore slittamento etico verso l’efficientismo; da Jean Baptiste Joseph Fourier (1768-1830) ha preso l’idea di progresso e quella di organizzazione autoritaria (nell’ideologia tecnocratica essa diviene totalitaria) della società, secondo un modello dogmaticamente asserito come razionale, appellata, per giunta, come libertà: tutte le volte che i tecnocrati parlano di libertà, intendono la libertà di agire come si ritiene opportuno in capo ai detentori del potere e quella di essere guidati “razionalmente” in capo al resto della popolazione.

La concezione tecnocratica è assolutamente positivista, ritiene cioè che l’economia, la politica, la storia… tutte le umane attività, insomma, possano essere trattate allo stesso modo delle scienze e delle tecniche riguardanti il mondo inanimato o quello delle piante e degli animali.

Da questa concezione deriva anche la lettura sociale del Cristianesimo di Saint-Simon, che egli stesso così sintetizza:

«Ascoltate la voce di Dio che vi parla tramite la mia bocca: ridiventate buoni cristiani, cessate di vedere negli eserciti assoldati, nei nobili, nel clero eretico e nei giudici corrotti i vostri principali sostegni. Uniti in nome del cristianesimo, sappiate adempiere a tutti i doveri che esso impone ai potenti; ricordatevi che esso comanda loro di usare tutte le forze al fine di accrescere più rapidamente possibile il benessere sociale dei più poveri … Tutte le istituzioni sociali devono avere come fine il miglioramento della condizione fisica e morale della classe più numerosa e più povera».

Non pare di ascoltare  “l’innovativa  teologia” del Modernismo cattolico del XX e XXI secolo?

Carlo Manetti


[1] La Sinarchia è la religione esoterica, fondata da Saint-Yves d’Alveydre  (1842-1909), di cui ci occuperemo nel prossimo articolo.

[2] Saint-Yves d’Alveydre  (1842-1909) è il fondatore della Sinarchia, di cui ci occuperemo nel prossimo articolo.

Fonte: Riscossa Cristiana