Warning: Illegal string offset 'css_section' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 382

Warning: Illegal string offset 'css_elem' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 383

Warning: Illegal string offset 'option_group' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 384

Warning: Illegal string offset 'std_id' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 386

Warning: Illegal string offset 'section_id' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 387

Warning: Illegal string offset 'placeholder_new' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 389

Warning: Illegal string offset 'choices' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 393

Warning: Illegal string offset 'placeholder_new' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 394

Warning: Illegal string offset 'desc' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 395

Warning: Illegal string offset 'section' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 425

Warning: Illegal string offset 'field' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 426

Warning: Illegal string offset 'setting_defaults' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 426

Warning: Illegal string offset 'option_group' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 428

Warning: Illegal string offset 'choice_new' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 430

Warning: Illegal string offset 'placeholder' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 431

Warning: Illegal string offset 'section_id' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 432

Warning: Illegal string offset 'option_group' in /home/mhd-01/www.carlomanetti.it/htdocs/wp-content/themes/Gravia/functions.php on line 435

Biella, 14 marzo 2013

Giovedì 14 marzo 2013 il Dott. Carlo Manetti terrà una conferenza su “Le primavere arabe”, promossa dal gruppo biellese “Io Amo l’Italia” con l’appoggio di Nuova Mente , presso l’Aula 39 dell’Istituto Tecnico “Q. Sella” in Via Rosselli 2 a Biella, ore 21.00-23.00.

SCARICA LA LOCANDINA

Torino, 9 marzo 2013

Sabato 9 marzo 2013 alle ore 9,30, presso la Sala Convegni del Museo Regionale di Scienze Naturali in Via Giolitti 36 a Torino, Federvita Piemonte  presenta il libro best-seller “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio” (ed. Fede & Cultura). Interverrà l’autore Danilo Quinto (ex tesoriere per vent’anni e più del Partito Radicale, ora convertito alla fede cattolica) introdotto dal Dott. Carlo Manetti.

Biella, 21 febbraio 2013

Giovedì 21 febbraio 2013 il Dott. Carlo Manetti interverrà al convegno politico “I Movimenti di fronte alla crisi”, presso Sala Convegni Museo del Territorio, in Via Q. Sella a Biella, ore 18,30-21,30.

SCARICA LA LOCANDINA

Rivarolo Canavese, 19 febbraio 2013

Martedì 19 febbraio 2013 il Dott. Carlo Manetti e l’Associazione John Henry Newman interverranno alla serata politica promossa da “L’Officina delle Idee” alle ore 21.00 a Rivarolo Canavese (TO) presso la Sala Lux in Via Trieste 43.

Biella, 14 febbraio 2013

Giovedì 14 febbraio 2013, alle ore 21.00-23.00 il Dott. Carlo Manetti terrà una conferenza sul conflitto arabo-israeliano per Nuova Mente, con Alberto Serena e Diego Siragusa, presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico “Q. Sella” in Via Rosselli 2 a Biella.

L’EUROPA IN MARCIA VERSO IL TOTALITARISMO (sec. XIX – sec. XXI). Quarta parte: Jean Coutrot, il padre del “Patto Sinarchico Rivoluzionario per l’Impero francese”

jc

Jean Coutrot

 

Saint-Yves apparve, per tutta la sua vita e per i primi anni immediatamente dopo la sua morte (1909), come il classico pensatore geniale, ma senza un numero sufficiente di seguaci per formare una scuola atta a perpetuarne il pensiero ed a svilupparlo, ma la sua influenza indiretta fu enorme. Di questo era consapevole lui stesso, come appare dal seguente brano de «La missione dei francesi»:

«In nessun periodo della mia vita, ho avuto figli carnali, ma dal 1882 posso dire invece di avere dei figli spirituali in tutte quelle menti che nei miei scritti hanno riconosciuto sè stesse.

Io ho dei doveri nei confronti di questa posterità di pensiero che, per la pace dell’umanità, sarà un giorno più numerosa delle stelle del cielo e dei granelli di sabbia del mare».

È conscio che i suoi figli, eredi e continuatori sono coloro che leggono le sue opere e non coloro che direttamente hanno udito la sua voce. Per circa un ventennio dalla sua morte, nessuno pone in essere atti idonei alla realizzazione dei suoi piani, fino all’azione di Jean Coutrot (1895-1941) ed alla stesura del «Piano del 9 luglio» o «Patto sinarchico per l’Impero francese», stesura a partire dalla quale Tecnocrazia divenne consciamente o inconsciamente sinonimo di insieme dei seguaci di Saint-Yves, più ancora che di quelli di Saint-Simon; i sinarchi presero il controllo della Tecnocrazia e ne divennero la guida, cosicché i discepoli di Saint-Simon che non lo erano anche di Saint-Yves si trovarono in una posizione subordinata, al servizio di coloro che avevano accolto gli approfondimenti del nuovo maestro, molte volte anche senza nemmeno sospettare l’esistenza di un livello gerarchico superiore al loro e composto unicamente di iniziati sinarchi.

Nel 1913 Jean Coutrot entra nell’École Polytechnique[1] e nel 1915 è gravemente ferito a Craonne, dove combatte come ufficiale, tanto che gli viene amputata la gamba destra. Finita la guerra, sposa Annette Gaut ed entra nell’industria cartaria «Gaut et Blancan». Cantore, da buon tecnocrate, della razionalizzazione dell’economia, è, a partire dal 1929, uno dei membri più attivi del Comitato per l’organizzazione nazionale francese[2] e della Commissione generale per l’Organizzazione scientifica del Lavoro, altro strumento tecnocratico. È uno dei fondatori, nel 1931, del «Gruppo X-Crise», trasformato nel 1933, nel «Centre polytechnique d’études économiques», strumento chiave, come vedremo nei prossimi articoli,  dell’ascesa dei sinarchi al potere francese ed europeo. Nel 1934 diviene Presidente della Camera sindacale dei cartai. È membro dell’Ufficio del Ministro dell’Economia nazionale Charles Spinasse (1893-1979), che va dal giugno 1936 al marzo 1937, durante il Governo del Fronte Popolare (1936-1938), e diviene vice-Presidente del Centro nazionale per l’organizzazione scientifica del lavoro (COST).

Nel 1936 fonda il «Centro di studio dei problemi umani», di cui ci occuperemo anche negli articoli seguenti come espressione del potere tecnocratico-sinarchico, circolo di cui facevano parte, tra gli altri, Aldous Huxley (1894-1963), di cui avremo modo di parlare nei prossimi pezzi, soprattutto come autore del romanzo «Il mondo nuovo», il sindacalista Hyacinthe Dubreuil (1883-1971), il filosofo della scienza Jean Ullmo (1906-1980), l’economista, demografo e sociologo Alfred Sauvy (1898-1990), padre Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), di cui ci occuperemo parlando dei rapporti tra Sinarchia e neo-Modernismo, ed il chirurgo e biologista Alexis Carrel (1873-1944).

Nel 1937 è cofondatore, con Auguste e Jacques Barnaud Detoeuf,  e direttore dei «Nouveaux cahiers», un bimestrale pubblicato a Parigi, fino al 1940. La rivista sostiene la cooperazione economica franco-tedesca e maggiori poteri per i tecnici d’élite, schierandosi anche per la costituzione di sindacalismo operaio e padronale apolitico e vincolante. Più in generale, difende l’economia razionale e dirigista; ha l’appoggio di banchieri, quali la Banca Worms, industriali, funzionari governativi e sindacalisti. Le sue tesi sono molto simili al corporativismo, proponendo la collaborazione tra le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e quelle degli operai, al fine di affrontare la crisi. La rivista godeva di benevola attenzione sia in molti ambienti della sinistra, anche estrema, sia tra le file della destra nazionalista. Tra i suoi collaboratori ricordiamo Georges Albertini, (1911-1983), un socialista pacifista, poi fortemente compromesso con il regime di Vichy e, dopo la guerra, intellettuale filo-occidentale e vicino al Presidente Georges Pompidou (1911-1974); Jacques Barnaud (1893-1962), compagno di corso di Coutrot all’École Polytechnique, nonostante sia di due anni più vecchio, dipendente della banca Worms, altissimo tecnocrate sotto il Maresciallo Henri-Philippe-Omer Pétain (1856-1951), fino a divenire Delegato generale per le relazioni economiche franco-tedesche dal 25 febbraio 1941 al 15 novembre 1942, assolto, dopo la guerra dall’accusa di collaborazionismo; Auguste Detœuf (1883-1947), industriale e saggista, ex allievo dell’École Polytechnique, membro del «Gruppo X-Crise», cofondatore della rivista; Ernest Mercier (1878-1955), industriale e dirigente della Compagnia francese del petrolio (CFP), antenata della Total; Boris Souvarine (1895-1984) ebreo ucraino naturalizzato francese, operaio, poi giornalista, storico e saggista, comunista, successivamente critico dello stalinismo e primo biografo di Stalin; e, infine, ricordiamo Simone Adolphine Weil (1909-1943), filosofa ebrea convertitasi al cattolicesimo, passando per il marxismo, mistica e cantrice dell’incontro dell’anima con Dio. Impressionante è il grado di consenso che tale rivista e le sue idee riusciva a convogliare su di sé, tra i cattolici e tra i nemici dei cattolici, tra gli uomini di sinistra e tra quelli di destra, tra i fascisti e tra gli antifascisti: pare quasi di vedere un’anticipazione della fideistica adesione alla Tecnocrazia sinarchica nostrana incarnata dal Governo Monti.

Nell’autunno del 1940, Jean Coutrot offre i suoi servigi al Governo di Vichy, che li rifiuta. Questo fatto incide pesantemente sul suo equilibrio, tanto che si convince sempre più, contro la realtà, che la sua influenza stia scemando ed il 19 maggio 1941 si suicida.

Jean Coutrot è colui che ha permesso al pensiero di Saint-Yves di divenire la religione della Tecnocrazia realizzando quel passaggio dallo stadio di elaborazione dottrinale a quello di attuazione politica: è l’uomo che ha intessuto i legami nazionali (francesi) ed internazionali con tutti i possibili sostenitori ed è il padre del “Piano 9 luglio”, altrimenti detto “Patto Sinarchico Rivoluzionario per l’Impero francese”, di cui ci riserviamo di trattare in un prossimo articolo.

 Carlo Manetti

 


[1] L’École polytechnique è una delle più celebri scuole militari e università di ingegneria francesi, fondata nel 1794 da Jacques-Elie Lamblardie, Gaspard Monge e Lazare Carnot. Il suo motto è: «Pour la Patrie, les sciences et la gloire» (Per la Patria, le scienze e la gloria). Fornisce anche corsi umanistici quali storia, musica, architettura, disegno e scultura. Anche l’attività sportiva vi ha largo spazio. Il suo simbolo (“X”) rappresenta due cannoni incrociati. Gli allievi prestano servizio militare durante il periodo scolastico e ne sono retribuiti. La formazione è, fin dall’inizio, simile a quella degli ufficiali. Una delegazione di allievi sfila il 14 luglio, in alta uniforme, in testa all’Armata francese sugli Champs-Élysées.

[2] Nato nel 1926 dalla fusione del Centro Studi amministrativi (CEA) e della Conferenza per l’Organizzazione francese (COF), diviene la branca francese Comitato internazional per l’Organizzazione scientifica del lavoro (CIOST). È, di fatto, uno degli strumenti di incidenza dei tecnocrati sula cultura industriale e produttiva francese.

 

Fonte: Riscossa Cristiana

Gli sciiti a un bivio

L’insurrezione dell’integralismo sunnita in Siria non è che l’ultimo episodio, in ordine di tempo, dello scontro che, fin dalla morte di Maometto (632) ha contrapposto la maggioranza sunnita dell’Umma, vale a dire l’insieme di tutti i musulmani, nell’Islam elevato a livello dell’unica nazione ammessa tra i credenti, alla minoranza sciita. Il termine sciita deriva da “shīat Alī” (fazione di Alī). Nel Corano shīat viene usato come fazione, gruppo di partigiani/sostenitori, sia in senso elogiativo che in senso dispregiativo.

Il punto dottrinale di maggiore differenziazione rispetto ai sunniti riguarda il depositario della corretta interpretazione dell’Islam: questi ultimi lo riconoscono nell’Umma collettivamente intesa, mentre i seguaci di Alī nei discendenti della famiglia del Profeta, vale a dire nello stesso Alī, che ha sposato Fatima, l’unica figlia di Maometto a sopravvivere ed a generare, e nei suoi discendenti.

Questa contrapposizione ha immediatamente avuto riflessi politici e militari, che hanno condotto gli sciiti alla disfatta sul campo di battaglia ed alla conseguente persecuzione. Questo fatto ha contribuito a creare nella cultura sciita una mentalità da minoranza e la totale sfiducia nel potere politico, visto come malvagio di per se stesso ed a cui è doveroso, oltre che utile piegarsi, almeno fin quando non comanda cose contrarie alla fede. Questa congerie culturale ha prodotto l’aspetto etico più caratteristico dello Sciismo e, per contaminazione di tutto l’Islam, vale a dire la taqîya.

Questo istituto consiste nel diritto, quando non nel dovere espresso e codificato, di mentire a riguardo della propria fede, giungendo fino a negarla e/o distorcerla, quando questo sia utile ad evitare al credente un pericolo grave e reale. È da ciò che deriva la elevazione a valore morale e positivo della menzogna, la peculiarità forse più appariscente di tutta l’etica islamica. Altra conseguenza politica rilevante è, a differenza di ciò che avviene nel Sunnismo, una forte distinzione tra il potere politico e quello religioso. È quello che va sotto il nome di teoria quietista, di cui si fa interprete, ancora oggi la massima autorità sciita a livello mondiale, vale a dire l’ayatollah Alī al-Husaynī al-Sīstānī.

Il quietismo trova il suo fondamento dottrinale nella teoria dell’imam nascosto, vale a dire il principio secondo cui l’ultimo imam non sarebbe morto, ma sarebbe stato nascosto alla vista degli uomini, fino al suo ritorno come Mahdi, alla fine dei tempi. Nel periodo compreso tra il nascondimento dell’ultimo imam e il ritorno del Mahdi, nessun potere politico è legittimo, nessuno è giusto. Nemmeno l’ascesa al potere in Persia della dinastia safavide e l’imposizione dello sciismo come religione di Stato, ad opera dello Scià Abbas I (1557-1629) ha mutato questo principio.

Fu solo l’ayatollah Ruhollāh Mustafā Mosavi Khomeyni (1902-1989) ad abbandonare tale linea con il suo velayat-e fakih (governo del giurisperito). Sotto l’influsso sunnita egli affermava la necessità di un governo interamente islamico, che, imponendo la vera volontà di Allah permettesse al buon musulmano di vivere come tale. Perché un governo possa essere veramente islamico occorre, sempre secondo il fondatore della Repubblica islamica iraniana, che  non solo il detentore del potere politico sia un fedele discepolo dello sciismo, ma che i giurisperiti, vale a dire i conoscitori della vera interpretazione del Corano, controllino non solo la legislazione, ma anche ogni atto amministrativo dello Stato.

Il mondo sciita si trova così oggi diviso tra un’interpretazione rivoluzionaria e, per certi versi, eversiva del suo rapporto con la politica, incarnata, però, da quella Persia che ne fu culla e ne è, a tutti gli effetti, guida politica e spirituale, ed il tradizionale quietismo propugnato da più della metà dei suoi fedeli e, soprattutto, sostenuto dalla sua suprema autorità religiosa.

Carlo Manetti

Fonte: Corrispondenza Romana

Non sottovalutiamo le differenze tra sciiti e sunniti

La vulgata illuminista che soggiace all’azione di pressoché tutti gli organi di informazione di massa, con lodevoli quanto rare eccezioni, pretende tutti gli uomini uguali e mossi unicamente dal marxiano soddisfacimento dei bisogni primari. In questo quadro anche le peculiarità dottrinali degli sciiti, all’interno dell’Islam, sono sottaciute, con la inevitabile conseguenza di non comprenderne la diversa collocazione sullo scacchiere internazionale. L’Islam è letto dagli sciiti, a differenza dei sunniti, in modo spirituale e dottrinale.

I sunniti pongono l’anima dell’Islam nei famosi cinque pilastri (professione di fede, preghiera, elemosina, digiuno e pellegrinaggio), tutti di carattere unicamente etico; la stessa professione di fede è un atto materiale che non implica nessuna credenza razionale e spirituale. Gli sciiti, pur riconoscendo l’obbligatorietà dei cinque pilastri sul piano etico, vi antepongono gerarchicamente cinque fondamenti dottrinali. Il monoteismo oltre ad affermare l’unicità di Dio, comune a tutti i musulmani, postula, a differenza  dei sunniti, che il Corano e gli altri libri sacri abbiano due livelli interpretativi: uno palese ed uno occulto, esoterico. La profezia è riconosciuta a tutti i profeti biblici ed a Maometto, ma, a differenza dei sunniti, che riconoscono loro l’infallibilità unicamente in tema di fede, gli sciiti attribuiscono loro l’inerranza assoluta.

L’imamato è, forse, la caratteristica maggiormente distintiva dello Sciismo: la catena profetica che parte da Adamo non termina con la morte di Maometto, ma prosegue, sia pure in modo più attenuato, con una successione di guide, che, al tempo stesso siano e diano prova della veridicità dell’Islam e dirigano la comunità: gli Imam, che sono ciascuno la persona islamicamente migliore del proprio tempo. Egli è investito dal Profeta (Alī bin Abī Tālib, al-Murtala, 599-661, cugino e genero di Maometto, oltre che primo Imam) o dall’Imam che lo ha preceduto. L’Imam possiede l’inerranza in fatto di dottrina e di morale, oltre che la legittimità del potere politico. L’ultimo Imam non muore, ma viene nascosto alla vista degli uomini, fino al suo ritorno come Madhi. In questo periodo intermedio il potere politico non gode più dell’assistenza divina e, quindi, può cadere in mano a persone scriteriate ed inique: di qui il quietismo sciita. L’interpretazione dottrinale ed etica, invece, prosegue tramite i religiosi più preparati e moralmente affidabili, ispirati dallo stesso ultimo Imam, che non li abbandona, fino al suo ritorno. Le autorità religiose sono la conseguenza di questa lettura.

Il fedele sciita deve fare riferimento ad un maestro e sottostare alla sua autorità. Dopo il nascondimento dell’ultimo Imam, tali maestri possono essere più d’uno e non godono dell’inerranza, nemmeno in campo religioso, ma sono guide considerate umanamente affidabili, per la loro cultura islamica e per la rettitudine della vita. Di qui la tendenza a raccogliersi in una struttura religiosa gerarchicamente ordinata, che ha parecchie analogie con la Chiesa cattolica, analogie che valgono agli sciiti l’accusa di cripto-cristianesimo. Il culto dei martiri, a partire, ovviamente, da Alī e dai suoi due figli, è un’altra particolarità che avvicina gli sciiti al Cristianesimo non protestante.

La giustizia di Dio ed il conseguente libero arbitrio dell’uomo contrappongono gli sciiti ai sunniti, che credono nella totale predestinazione dell’uomo, attribuendo a Dio tutte le azioni, secondo il principio per cui l’uomo non è in grado di creare nulla, nemmeno il male e, quindi, tutto è creato da Dio, male compreso. Gli sciiti, invece, riconoscono all’uomo la facoltà di scegliere fra il bene e il male, come presupposto necessario per l’applicazione della giustizia di Dio, che premierà il bene e castigherà il male. È chiaro che, quando il mancato riconoscimento di queste differenze si estende dai giornalisti agli uomini di governo, si rischiano errori di valutazione enormi.

Carlo Manetti

Fonte: Corrispondenza Romana

Terza parte: La UE e Saint-Yves: la coincidenza tra le linee filosofiche dell’Unione europea e quelle del padre della Sinarchia

sy

Joseph-Alexandre Saint-Yves d’Alveydre

 

Oltre all’occultismo ed al sincretismo religioso, la Sinarchia unisce insieme il positivismo scientifico e la mitologia, che legge in chiave esoterica la Bibbia.

Il mito fondativo narra di un giovane sacerdote celtico, Ram, che, ribellatosi al potere tirannico delle druidesse[1], migrò dalla Gallia in Africa, dove fondò un impero di pace e di ordine: la teocrazia dell’Agnello, dove i sacerdoti, tutti iniziati con più iniziazioni a più gradi, detenevano il potere anche civile, controllando l’operato dei politici. La religione aveva un carattere eminentemente sociale, prefigurazione del sistema sinarchico. Tutto crollò quando Irshù, un sacerdote non ancora iniziato all’ultimo grado, si ribellò, pretendendo di dare al Principio femminile la prevalenza su quello maschile (come era in Gallia sotto le malvagie druidesse). Come si può notare il bene è l’ordine dato dal potere detenuto dagli iniziati (di sommo grado) ed il male è il tentativo di autonomia di coloro che hanno un grado di iniziazione inferiore.

Dopo la fine dell’Impero, la tradizione di Ram sopravvisse in piccole comunità, tra le quali il popolo ebraico, costituito da Mosè, «sacerdote di Osiride, ossia della legge intellettuale dell’Agnello» allo scopo di preservare la scienza universale. Dal punto di vista della stirpe, gli ebrei sarebbero nati dall’unione dei celti d’Africa e delle popolazioni di colore locali. Mosè, poi, sarebbe stato precursore di Gesù, che, «richiamando l’intero Universo alla Legge del Regno di Dio, lascerà chiaramente intravvedere il suo scopo: la restaurazione della Sinarchia universale». E si è quadrato il cerchio: Giudaismo e Cristianesimo non presentano più sostanziali differenze, basta far dire loro ciò che vuole Saint-Yves!

Ma tutto è mantenuto in un alone di mistero, come egli stesso ci dice, perché, altrimenti, non si potrebbero mantenere i privilegi degli iniziati.

Da questa mitologia nasce il particolare favor verso i francesi, discendenti ed eredi legittimi dei celti, e verso gli ebrei, loro eredi “spirituali”. Ecco che la Sinarchia va restaurata in Europa, dove si ha l’incontro di questi due popoli.

Saint-Yves fa sua la visione socio-politica, se così la possiamo definire, di Saint-Simon, vale a dire la supremazia del potere economico su quello politico. Egli parla di un potere sociale che definisce «emporocratico», mentre i suoi discepoli riprenderanno la definizione saintsimoniana di «potere tecnocratico». Ecco come lo stesso Saint-Yves descrive, nel diciottesimo capitolo della «Missione dei sovrani», la edificanda Sinarchia europea:

«Ecco, procedendo gerarchicamente, l’ordine e il nome degli organi da costituire per fondare il Governo generale dell’Europa e per farlo passare dallo Stato antisociale, naturale, della “struggle for life”[2], in cui si trova, allo Stato Sociale, in cui si deve trovare:

1° Consiglio europeo delle Chiese nazionali

2° Consiglio europeo degli Stati nazionali

3° Consiglio europeo dei Comuni nazionali

Il primo Consiglio deve rappresentare la vita religiosa e intellettuale, la Saggezza e la Scienza.

Il secondo Consiglio deve rappresentare la vita politica e giuridica, l’Equità e la Giustizia.

Il terzo Consiglio deve rappresentare la vita economica, la Civiltà e il Lavoro.

Questo è l’ordine gerarchico dei tre Consigli, una volta creati; ma per fondarli bisogna procedere in senso contrario e cominciare dalla base».

Già da questa citazione appare come l’Unione europea si presenti molto simile alla realizzazione pratica del disegno, sia nelle modalità operative che nell’impostazione “filosofica” di fondo.

L’Unione nasce dalla progressiva cessione di sovranità da parte degli Stati membri agli organi comunitari in materia economica o, per essere più precisi, in quei settori dell’economia ritenuti strategici, in un crescendo che giunge alla moneta unica. E, fin qui, si potrebbe al massimo parlare di concezione economicistica della politica. Ma questo potere non è conferito ad organi politici, ma a soggetti privati eminenti, che controllano le strutture burocratiche dell’Unione, fino a divenire apertamente i detentori diretti del potere con la moneta unica e, soprattutto, con il Patto di stabilità. Gli Stati si spogliano della loro sovranità economica a favore della Banca Centrale Europea (BCE), che è un’impresa privata, detenuta dalle Banche centrali dei Paesi dell’area euro e da quella britannica, banche, a loro volta, private. A questi “signori” è stato conferito un potere politico di controllo e indirizzo di tutta la politica economica degli Stati aderenti. È la realizzazione del Consiglio dei Comuni nazionali di Saint-Yves. Tutto il potere economico, di fatto, è stato trasferito dalle autorità pubbliche a dei privati. Ci troviamo di fronte al passaggio dal sistema naturale a quello «sociale», vale a dire artificiale, voluto da Saint-Yves: è la privatizzazione dello Stato e la morte dello Stato come lo si è concepito durante i millenni che hanno preceduto la nostra epoca. E dei Consigli superiori si cominciano ad abbozzare i lineamenti.

Le linee filosofiche dell’Unione europea e quelle del padre della Sinarchia coincidono: l’idea è quella di sostituire gradualmente, ma non  lentamente, l’uomo naturale con un uomo assolutamente artificiale, quello che Saint-Yves chiama l’«uomo sociale», in quanto prodotto dallo «Stato sociale», vale a dire dalla Sinarchia. Ma questo risultato richiede un processo storico, in parte già attuato ed in parte solo programmato, della cui illustrazione ci occuperemo nei prossimi articoli.

 Carlo Manetti


[1] Nella visione esoterica, anche massonica, almeno di tradizione, l’ordine è rappresentato dalla prevalenza del Principio maschile su quello femminile ed il disordine, al contrario, dalla prevalenza di questo su quello.

[2] “lotta per la sopravvivenza”.

Fonte: Riscossa Cristiana

L’EUROPA IN MARCIA VERSO IL TOTALITARISMO. Seconda parte: Saint-Yves. La pretesa delirante di forgiare una “nuova umanità”

sy

Joseph-Alexandre Saint-Yves d’Alveydre

 

La tecnocrazia di Saint Simon (1760-1825), già di per sé si presenta come una anticipazione del Cristianesimo sociale, interpretato da alcune correnti del Modernismo, vale a dire la riduzione di tutto quanto rivelato da Dio alle sue presunte conseguenze socio-economiche, per sostituire il Cattolicesimo con la dottrina di Saint Simon e con le sue evoluzioni. Tutto questo, però, mancava e manca di anelito spirituale, di dimensione propriamente religiosa. È qui che Joseph-Alexandre Saint-Yves d’Alveydre (1842-1909) inserisce, sui presupposti socio-economici di Saint Simon, la sua dottrina esoterica, trasformando la tecnocrazia da un’alternativa socio-politica al naturale sviluppo della natura umana nella più raffinata forma di deificazione esoterica dell’uomo o, meglio, dell’iniziato.

Tale dottrina prende il nome di Sinarchia, dal greco σύν αρχή (governo insieme, governo armonico) in contrapposizione con anarchia assenza di governo. Nella sua visione, Saint-Yves presenta la sua dottrina come quella capace di massimizzare l’armonia e l’ordine, proprio perché in grado di porre ciascuno al suo posto: gli iniziati, che, per definizione, hanno una visione ed una conoscenza superiori alla sommità della piramide, vale a dire a dirigere la futura umanità secondo la loro visione; i tecnocrati che sono capaci dal punto di vista operativo, a dare esecuzione concreta alle linee programmatiche (se mi si consente tale termine marxista degli) iniziati; e, infine, il resto dell’umanità, privo di particolari conoscenze esoteriche e privo di particolari nozioni tecniche ed economiche, destinato, irrimediabilmente ad una posizione di subalternità assoluta, paragonabile ad una moderna forma di schiavitù.

Saint-Yves si sente chiamato a forgiare questa nuova umanità; egli è, o dice di essere, profeta di una verità che, pur non avendo altra fonte che il suo delirio egli pretende eterna. Si paragona a Confucio, ai grandi maestri talmudisti, a Mosè e, persino, a Nostro Signore. Pur non essendo massone dichiara di essere a conoscenza di segreti cui nemmeno il tretatreesimo grado del rito scozzese apre l’illuminazione. Verso la Massoneria nutre grande rispetto, vedendovi la strada che, pur non raggiungendola, più si avvicina alla verità solo da lui conosciuta e professata.

Saint-Yves rimase tutta la vita seguace del mago nero francese Antoine Fabre d’Olivet (1767-1825), che, pur non essendo stato da lui mai conosciuto personalmente, affascinò la sua adolescenza e la sua giovinezza. L’occultismo lo accompagnò per tutta l’esistenza, tanto da fargli affermare: «Il carattere proprio della vita e delle forze… per l’uomo in carne ed ossa, o almeno per i suoi organi sensoriali è, in effetti, l’occultismo.

Per conoscere queste cose nella loro essenza, la facoltà superiore dell’anima, chiamata anche Intelligenza, ha saputo in certe epoche, assistita dalla volontà divina, crearsi dei mezzi di osservazione e di esperienza, dei metodi di investigazione e di controllo dei sensi, che erano, in definitiva, più precisi dei suoi organi sensoriali, e dei quali le nostre apparecchiature di chimica e di fisica sono ben lungi dal rappresentare l’alfabeto completo».

Oltre all’esoterismo e all’occultismo, altra caratteristica della dottrina religiosa di Saint-Yves è il sincretismo, principalmente tra cristianesimo  e giudaismo, tanto che egli stesso si definiva un giudeo-cristiano, pur riconoscendo di non avere tracce di sangue ebraico nelle vene. Il sincretismo giudeo-cristiano è, nella sua visione, il punto più alto e, allo stesso tempo, la più concreta realizzazione del principio esoterico e massonico dell’unità trascendentale delle religioni[1], principio che egli interpreta, alla scuola di Saint-Simon come essenzialmente socio-economico. «Sono sempre gli stessi riti che vengono osservati dalla sacerdotessa di Elèusi[2], dai sacerdoti di Delfi[3], da quelli di Etruria, e che Ammonio Sacca[4] trasmetterà ai preti cristiani. Ecco perché le opere di Krishna, di Zoroastro, di Fo-Hi, poi dei neoramiti o degli abramiti, di Mosè, di Sakya-Mouni e infine di Gesù differiranno quanto alla forma, ma saranno identiche quanto ai princìpi e alla sostanza nei loro fini scientifici e sociali».

Pare quasi di ascoltare quelle concezioni sull’ecumenismo e sul dialogo interreligioso proprie delle ultime evoluzioni del Modernismo cattolico: non per nulla Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) era fervente discepolo di Saint-Yves, pur non avendolo conosciuto di persona.

Carlo Manetti


[1] Per unità trascendentale delle religioni deve intendersi quel principio secondo il quale i vari culti non sarebbero altro che manifestazioni diverse, ma atte ad essere comprese da tutti, nel linguaggio iniziatico manifestazioni essoteriche, dell’unica grande verità conoscibile solo agli iniziati, per via di illuminazione e non di ragionamento, nel linguaggio iniziatico verità esoterica.

[2] Il tempio di Demetra ad Elèusi era il più importante centro di riti magico-esoterici dell’antica Grecia.

[3] L’allusione è quella al celeberrimo oracolo.

[4] Ammonio Sacca (latino: Ammonius Saccas; 175 – 242) fu filosofo alessandrino, fondatore del Neoplatonismo e maestro dello stesso Plotino. La sua citazione da parte di Saint-Yves non è casuale, soprattutto se si pensa agli effetti che il neoplatonismo, con la sua dottrina dell’emanazione, ebbe sulle correnti ereticali, principalmente di carattere gnostica ed esoterica all’interno del mondo cristiano.

 

Fonte: Riscossa Cristiana